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I pupazzi di neve (di Giuseppe Veronese)


Tutto il piccolo paese, le case, gli alberi ed i prati erano colmi di neve soffice e fresca. Non era ancora Natale, mancava poco alla prima settimana d'Avvento...

Nei giardini delle case, tra urla di gioia e lanci di palle di neve, tutti i bambini: Antonio, Giovanna, Paolo, Maria... giocavano insieme e costruivano pupazzi di neve. Tra i bambini più grandi spiccava Nicoletta che da poco abitava nel paese, ma aveva già guadagnato la simpatia di tutti; lei insegnava con gioia ai più piccoli ed organizzava i lavori.

«Su dai! Prendi una palla di neve... la stringi bene, forte forte!», incitò felice. «Forza! Mettila per terra sulla neve e... ora falla rotolare!».
«Che bello... La palla si ingrandisce...», esclamò Antonio...

Tutti insieme si divertivano. Solo un bambino di nome Arturo era ben deciso a non partecipare ai loro giochi. Era molto introverso e talvolta anche capriccioso. Chiuso nella sua cameretta guardava la televisione. Trasmettevano un film poliziesco. Arturo la guardava spesso e sognava di diventare forte e grande come gli eroi e gli uomini duri che vedeva nei diversi films.

Il sole stava per tramontare, il vocio e gli entusiasmi dei bambini fuori casa si mescolavano ai dialoghi nella cameretta, che, con le tende tirate, era illuminata solo dal video...

«Il mio amico è ferito gravemente! Ora la pagherete!», ...Bang! Bang...! 
«Ahh...! La mia spalla... Maledetti poliziotti, avete colpito anche me! Devo scappare... Mi dispiace amico, ma devo lasciarti!!».

«Dai!! Quando la palla sarà così grande da non poterla più spingere, chiama aiuto e noi grandi ti daremo una mano».

I bambini del paese volevano costruire un pupazzo di neve nel giardino di ogni casa e si impegnavano nel loro intento prima che calasse la sera. Nella cameretta di Arturo invece... il bandito, ferito alla spalla, lasciava l'amico alla sua sorte...
La porta si aprì, il bambino ebbe un sussulto. «È solo la mamma», pensò tra sé.
«Su, dai Arturo! Vai a giocare fuori con gli altri bambini», lo esortò gentilmente, «vedrai che ti divertirai!».
«No! Io non gioco con i bambini più piccoli. Ormai ho nove anni e sono già grande!!».
«Non essere così scontroso! Te ne stai lì impalato e hai un visetto triste...».
«Non sono triste! Sto guardando un bellissimo film, molto interessante. Ed io non me lo voglio perdere!».
«Niente da fare», si innervosì la mamma. «La televisione la guarderai un' altra volta! Ora esci e vai a giocare!».
«No, io non esco!», insistette con una certa ribellione . «Se uscissi... li spaccherei tutti quanti quei ridicoli palloni di neve...», rispose Arturo volgendole uno sguardo minaccioso. Era ben deciso a vedere il film fino in fondo: voleva restare vicino al suo eroe e non abbandonarlo alla sua sorte!

La mamma si rattristò. Le dispiaceva che il figlio le rispondesse così. 
«Va bene...», disse, «guardala pure... Ma se credi di far la cosa migliore... Beh, ti sbagli di grosso!».

Arturo non aggiunse nulla, felice d'aver ottenuto quel che voleva. «Io so cos'è la cosa migliore per me», pensava, mentre la mamma, delusa, andava in cucina.

La mamma voleva preparare la cena. Fra poco suo marito sarebbe tornato a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Anche lui aveva difficoltà con il figlio: insieme non riuscivano a fargli capire che non doveva essere così dispettoso e prepotente... 
«Ah!», si ricordò la mamma, «divenne così insopportabile da quella volta... Proprio l'anno scorso, subito dopo Natale...».

A Natale dell'anno scorso... Arturo aveva ricevuto tanti bei regali da Gesù Bambino, ma era felicissimo soprattutto per la bicicletta che aveva tanto desiderato. Per averla, aveva scritto una letterina a Gesù Bambino già alla fine di novembre, promettendogli che si sarebbe comportato bene tutto l'anno. Purtroppo la gioia durò poco: Arturo, dopo aver giocato tutta la giornata di Natale con la bicicletta, disordinato com'era, la lasciò incustodita al bordo del marciapiede. E fu la notte dopo Natale che nevicò tantissimo: una fitta coltre di neve coprì tutto... anche la bicicletta. Il mattino seguente passò un operaio del comune con un grande spazzaneve per liberare le strade: c'era così tanta neve che lui non si accorse della bicicletta e la travolse, distruggendola. 

Arturo ci rimase molto male e non abbandonò mai l'idea che Gesù Bambino prima gli aveva donato la bicicletta e subito dopo tolta. 
«Sì, è colpa sua... È lui che ha fatto nevicare! È colpa sua se ora la mia bici è distrutta!», imprecava spesso.

Mentre preparava la cena la mamma pensava a tutto questo. Si soffermò un attimo a guardare i bambini fuori che giocavano: notò che Antonio e Giovanna si erano fermati esausti davanti ad un' enorme palla di neve, alta quasi come loro, e non erano più in grado di farla rotolare. Vide Nicoletta accorrere per aiutarli a dare l'ultima spinta e farla rotolare fino al posto scelto. Intanto Paolo arrivava con un' altra palla un po' più piccola. Le due palle erano vicine: tutti insieme cercavano di issare la palla meno grande su quella più grande in basso. «Oh issa! Oh issa!», gridavano. Alla fine le due palle erano perfettamente l'una sopra l'altra. Poi fecero rotolare un' altra palla, molto più piccola che, con sorpresa dei più piccini, posero sopra i due palloni. Ora sì che il pupazzo di neve prendeva forma: una testa, un corpo e le gambe!

Il papà entrò in casa. Salutò Arturo che stava ancora guardando la televisione e gli domandò come mai non fosse fuori con gli altri bambini a costruire i pupazzi di neve. Arturo non gli rispose nemmeno e si limitò a mormorare: «Ciao, papà!». Il film stava infatti per finire e non voleva perdersi il grande finale.
«Va bene... vorrà dire che il nostro giardino sarà l'unico senza pupazzo di neve a Natale!», dichiarò il papà deluso dal comportamento del figlio ed andò in cucina a salutare la mamma.

Arturo fece finta di niente, ma quelle parole serie del papà in qualche modo lo colpirono...

Dopo il film, prima di andare a tavola a mangiare, Arturo si affacciò alla finestra. Con tristezza vide che tutti i giardini delle case vicine avevano un pupazzo di neve... I bambini alla fine avevano messo ad ognuno un capello, gli occhi e la bocca; alcuni avevano anche una giacca ed una scopa infilata nel braccio. Sembravano dei bravi guardiani delle loro case. L'unico giardino senza pupazzo era proprio il suo.

A tavola Arturo parlò poco anche se mamma e papà cercarono più volte di rivolgergli la parola. Ad un tratto la mamma si ricordò di qualcosa: si alzò e prese dalla credenza la ghirlanda dell'Avvento, molto bella, ornata con pigne colorate e quattro grandi candele rosse. La pose al centro del tavolo e papà accese subito una candela dicendo: 
«Oh che bello! Oggi inizia l'Avvento, fra poco è Natale e festeggeremo Gesù Bambino!».
«Sarà un bel Natale... avete visto quanta neve c'è già fuori?», osservò la mamma.
«A me non piace la neve!», ribatté con cattiveria Arturo ed andò in fretta nella sua cameretta senza aver finito di mangiare.

Il papà e la mamma si guardarono tristi, ma lo lasciarono fare... Tempo fa avevano provato a parlargli con buone maniere, gentilmente, poi con più autorità ed in seguito anche sgridandolo, ma non erano mai riusciti ad ottenere niente, anzi Arturo peggiorava sempre di più. Ora cercavano solo di fargli capire che si stava facendo male da solo e non si comportava bene.

Dopo un po' il papà andò nella sua cameretta e gli disse dalla porta: «Lo so che ce l'hai con la neve e con tutto. Ma ti prego: cerca di cambiare, altrimenti sarai sempre solo! Buona notte!».

Arturo non ci fece caso, rimase immobile nel suo letto e continuò a leggere un libro. Il papà chiuse la porta ed andò ad aiutare la mamma a sparecchiare la tavola.

«No! Non sono solo... Ho la televisione, i miei libri... Non ho bisogno degli altri...», pensò il bambino, tuttavia non era molto convinto.

Molto più tardi, Arturo si affacciò alla finestra per rivedere i pupazzi di neve... Fu preso da un impeto di gelosia quando si ricordò delle parole di papà: «Il nostro giardino sarà l'unico senza pupazzo di neve a Natale!». Non riuscendo a darsi pace, si vestì bene per ripararsi dal freddo ed uscì dalla finestra. Aveva paura del buio e del freddo, ma il desiderio di compiere anche lui un' azione temeraria era più forte del timore di essere scoperto.

Appena fu in giardino, prese una pala ed andò a distruggere uno alla volta tutti i pupazzi di neve del vicinato.
«Niente più pupazzi...», pensò Arturo, ma sotto sotto si rendeva conto di aver fatto qualcosa di cattivo...
Il mattino seguente tutto il paese guardava stupito ciò che era rimasto dei pupazzi di neve. I bambini più piccoli piangevano mentre i più grandi cercavano di consolarli.

«Oh! chi sarà mai stato??», chiese triste Antonio.
«Oh! poveri i nostri pupazzi di neve... erano così belli... Sarebbe stato fantastico averli avuti con noi fino a Natale!!», esclamò Giovanna.
«Dobbiamo fare qualcosa! Eravamo così orgogliosi del nostro lavoro e poi davano allegria al paese... Credi che la polizia e i nostri genitori troveranno e puniranno il colpevole??», chiese dispiaciuto Paolo.
«Mi dispiace... non credo proprio!», rispose Nicoletta. «Lo so: per noi erano molto importanti, come gli alberi e gli uccelli, ma purtroppo per loro erano in fondo solo dei pupazzi fatti con la neve, che comunque si sarebbero dissolti al sole... Però non piangete! Vi assicuro che per Natale li rifaremo, tutti insieme. Speriamo nevichi ancora! Ci occorre neve fresca e pulita: solo così vengono belli bianchi e lucenti!».
«E se li distruggessero ancora?», chiese Maria. «Sai, credo che sia stato Arturo. Ieri era l'unico bambino che non giocava con noi, ed è sempre così antipatico! Ah... eccolo lì!! Sta uscendo dal cancello con la slitta! Dai che lo chiamiamo... Arturo! Arturo!!».

Arturo si girò tutto spaventato, vide i bambini e senza dire una parola ritornò di corsa a casa, lasciando la slitta fuori sul marciapiede.

«Ah, lasciamolo stare! Arturo è un bambino molto solo... Non so perché, ma avrà i suoi problemi. Sarebbe inutile metterci a litigare con lui. Peggioreremo solo le cose. Spero invece che si renda conto del male che ha fatto e che cambi idea. Ma non scoraggiatevi, forza, alla prossima nevicata li rifaremo!!!», esclamò Nicoletta con determinazione alzando un braccio al cielo!
«Sì, li rifaremo!!», gridarono solidali gli altri, contenti e sicuri di riuscirci.
«È se non nevicasse...», pensò tra se Nicoletta, ma tacque per non scoraggiare i piccoli.

I giorni passavano lentamente... ma non nevicava! La neve nei giardini era sempre meno ed era più sporca e grigia. Ogni sera i bambini guardavano il cielo per vedere se si avvicinavano delle nuvole.

«No! Anche oggi non ha nevicato...! E domani...??».

La neve era ormai sparita, lasciando solo delle enormi pozzanghere. Tutti i bambini erano tristi. Tutti? No, solo Arturo era compiaciuto: «Tra pochi giorni è Natale, non credo nevicherà ancora. I giardini non avranno il pupazzo di neve... Nessuno lo avrà... come me!».

Ma qualcuno in cielo ascoltò le preghiere dei bambini del paese e soprattutto quelle di Nicoletta... Il cielo si coprì lentamente di nuvole chiare e poi di nuvole sempre più scure ed iniziò quindi a nevicare: tanta neve soffice e fresca. Alla Vigilia di Natale ci fu finalmente la tanto desiderata neve e Nicoletta, con la gioia di tutti diede il via ai lavori... e alla sera i giardini ebbero nuovamente i loro pupazzi.

«Oh che bello!! Eccoli di nuovo tutti qui i nostri pupazzi! Non preoccupatevi per Arturo, ho in mente qualcosa...», li rassicurò subito dopo Nicoletta e tra sé pensò: «Speriamo che funzioni...».


Quella sera la mamma di Arturo accese la quarta candela della ghirlanda e lo chiamò: «Arturo, dai vieni a vedere le quattro candele accese! Domani è Natale e verrà Gesù Bambino a trovarci!».
«Gesù Bambino non esiste, da molto tempo so benissimo che siete voi a portare i regali, come quella bicicletta che mi è stata distrutta l'anno scorso».
«Ascolta Arturo, io non parlo di regali... Lo sai benissimo anche tu che questo Natale non ti meriti un bel niente... Io parlo di Gesù Bambino... Del Bambino che è nato tra noi. Egli ha portato la speranza e la bontà tra gli uomini. Sai, molto tempo fa erano molto più cattivi di adesso... E così ogni Natale torna a trovarci nei nostri cuori. Cerca di cogliere questo dono anche tu, cerca di vedere le cose, gli amici con occhi più felici e meno arrabbiati».

Arturo guardò le quattro candele e pensò: «Domani è Natale ed io mi sono comportato così male ultimamente!». Stava per piangere, si girò in fretta perché non voleva essere visto dalla mamma e si diresse subito in camera senza riuscire a dire qualcosa.

Poco dopo i genitori entrarono nella sua cameretta per augurargli lo stesso la buona notte: «Arturo, domani è Natale! Buonanotte!».
«No! Io non sono cattivo...», gridò quasi Arturo, sentendo un forte bisogno di giustificarsi. «Posso dirlo io: ogni giorno quando guardo la televisione, vedo cose molto più brutte e cattive di quelle che faccio io!! Persone che si sparano e che si fanno del male... Persone che mentono e che dicono brutte parole... Sì, anche se sono stato io a distruggere i pupazzi di neve, anzi credo che lo rifarò questa notte, non sono sicuramente peggio di loro!!».

La mamma ed il papà furono sorpresi da questa piccola confessione: «Ah, non avremmo mai dovuto prendere una televisione tutta per te... E pensare che te l'abbiamo detto mille volte di non guardarla troppo! La televisione mostra tristemente anche molte cose brutte e crudeli. Ma non per questo tu devi imitarle, pensando poi che i tuoi dispetti non siano così cattivi come quelli della televisione...».

Arturo si coprì il viso con le coperte...

«Arturo! Spero che tu abbia ascoltato la mamma... Comunque, se questa notte li distruggessi ancora, ricordati che sono solo dei pupazzi di neve, che prima o poi si dissolveranno ugualmente! Farai del male solo a te stesso...», concluse il papà uscendo dalla stanza abbracciando la mamma triste.

Il bambino non capiva, era molto agitato e nervoso: «No! Non sono cattivo... Non mi comporto male... Faccio cose che molti altri fanno...».

Anche quella notte decise di uscire: ben coperto e con la pala stretta stretta nella mano. Era molto più chiaro dell'altra volta: c'era infatti la luna piena e tutto il paese era illuminato da una luce argentea, ma non per questo si rassegnò.

Arturo andò nel giardino vicino a casa sua, aprì il cancello...

Nicoletta sentì un lieve cigolio... e si svegliò di scatto. Quella notte aveva il sonno molto leggero: la paura che potessero ancora rompere i pupazzi di neve l'aveva tenuta quasi sveglia. Sì alzò ed aprì un pochino la tapparella della finestra per non essere scoperta. Come supponeva, vide Arturo e si spaventò notando che il suo volto era deciso e non lasciava intravedere alcun timore.

«Speriamo che funzioni!!», pensò Nicoletta tremando tutta.

Arturo si avvicinò al pupazzo di neve ed alzò il bastone per colpirlo... ma si fermò! Con spavento vide gli occhi del pupazzo brillare e per un momento gli sembrarono veri.

«No! Sono solo due grandi bottoni di vetro che con il riflesso della luna scintillano un po'...», si disse, cercando di sopprimere l'agitazione. Infatti gli altri pupazzi avevano come occhi solo dei sassolini. Incuriosito, cominciò ad osservarlo meglio. Era molto bello: oltre agli occhi di vetro azzurro che l'avevano così colpito, notò il naso fatto con una carota fresca, la bocca sorridente ricavata da una striscia di stoffa rossa e tra le labbra una grande pipa. I bambini gli avevano modellato bene le guance ed il mento. Un bel cilindro nero gli copriva la nuca ed attorno al collo aveva un grande fazzoletto rosso con puntini bianchi. Poi notò un biglietto attaccato con una spilla al fazzoletto... Lasciò cadere la pala, si tolse i guanti e con le mani tremanti lo prese e lo lesse lentamente: «Ciao Arturo! Sono Nicoletta. Un pupazzo di neve... Che male ti ha fatto? perché vuoi distruggerlo? Non dà forse allegria al giardino ed al paese? Puoi benissimo romperlo se vuoi, ma perché far del male ai bambini che l'hanno fatto e che sicuramente lo rifaranno?? perché non vuoi essere nostro amico e giocare con noi?».

Arturo si commosse... Tornò di corsa nella sua stanza dalla finestra e si buttò sul letto piangendo per tutta la notte.
Il mattino seguente, tutte le campane suonavano a festa. Arturo si svegliò desolato per il senso di colpa che aveva nel cuore! Sentì delle voci in sala... «Mamma e papà si sono già alzati. Sicuramente riceverò solo... carbone», si alzò per andargli incontro...
«Oh! Gesù Bambino... È venuto lo stesso a trovarmi!», si stupì Arturo mentre apriva la porta della cameretta. Infatti vide i genitori che stavano per terminare, sotto la finestra, un bellissimo presepe. Si avvicinò per guardarlo meglio... Fuori intravide i pupazzi di neve e gli sembrò che anche loro fossero tante statuette di un unico ed immenso presepe...

Si ricordò dei bambini che li avevano fatti, mentre lui era davanti al televisore...! Si rese conto che la finestra di casa sua era una televisione molto più bella, più vera e reale! Purtroppo lui, influenzato dalle immagini televisive, stava diventando sempre più aggressivo, come i due banditi del film...! E pensandoci bene, proprio non lo voleva!! Avrebbe preferito giocare ed essere amico dei bambini del paese. Già da molto tempo non giocava più con loro... aveva persino rovinato i loro giochi... No, non voleva far male a nessuno e si decise che da oggi avrebbe cercato di contribuire a mantenere questa serenità nel suo paese!!

«Buon Natale, mamma e papà!», disse loro abbracciandoli forte forte. «Che bello... è proprio una bella sorpresa...».
«Buon Natale, Arturo! Siamo contenti che ti piaccia... Ci siamo alzati presto stamattina... Anche se sei stato cattivello quest'anno, volevamo farti lo stesso un regalo. Ogni Natale potremo rifarlo insieme...».
«Lo farò con piacere... Così mi ricorderò sempre di questo Natale... Questa notte non ho rotto di nuovo i pupazzi di neve... Mi sono reso conto quanto cattivo sono stato, mentre loro erano così indifesi! Ma ora ho capito e da oggi cercherò di comportarmi molto meglio... Sapete ho proprio una grande voglia di costruirne subito uno anch'io! Così il nostro giardino non sarà l'unico senza pupazzo di neve...».
«Bravo, Arturo...! È bello vederti di nuovo così sereno... Dai che lo facciamo tutti insieme!».

Uscirono allegri in giardino e si misero subito all'opera.

Nicoletta, quella mattina, volle ringraziare per prima Gesù Bambino per l'abbondante nevicata e si avviò presto presto in chiesa. Passò dal giardino di Arturo...

«Ciao! Nicoletta, buon Natale!», la chiamò Arturo, andandole subito incontro.
«Buon Natale, Arturo!».
«Grazie mille, per il tuo biglietto, mi ha aiutato molto. Scusami se ho distrutto i pupazzi l'altra volta...».
«L'ho già dimenticato! È bello vederti giocare con i tuoi genitori... Eri sempre così solo! Dai, domani vorresti giocare anche con me e con tutti gli altri bambini?».
«Sarebbe bello! Sarei contentissimo di far parte della tua compagnia ed essere vostro amico...».
«Certo!», lo rassicurò felice Nicoletta. «Ecco! Ho pensato di farti un regalino...».

Arturo aprì subito il pacchetto. Con gioia tirò fuori due bellissimi bottoni celesti di vetro e, avvolta nella carta stagnola, una carota fresca.

«Che belli... mi serviranno proprio!!».

Mentre guardava Nicoletta allontanarsi, Arturo capì che quel Natale il suo cuore aveva ricevuto due grandissimi doni: il rispetto verso il prossimo e l'inizio di una vera amicizia.

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