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La piccola Ase delle oche (fiaba Norvegese)


C'era una volta un re che aveva tante oche che doveva tenere una ragazza apposta per corrergli dietro; il suo nome era Àse, e così la chiamavano Àse delle oche.

C'era poi il figlio di un re di Inghilterra che doveva andarsene lontano a cercare moglie; Àse gli si parò davanti.

- Sei lì, piccola Àse? - chiese il principe.
- Si, son qui che metto pezza su pezza, seduta per terra e aspetto il figlio del re d'Inghilterra, - rispose la ragazza.
- Quello non viene davvero per te, - dichiarò il principe.
- E invece, se tocca a me lo avrò di sicuro, - rispose la piccola Àse.

Furono mandati pittori in tutti i paesi del mondo per ritrarre le principesse più belle, fra le quali il principe voleva poi fare la sua scelta. Una gli piacque tanto che andò a cercarla e voleva averla in moglie, e fu fuori di sé dalla gioia quando poté considerarla la sua innamorata. Ma il principe aveva una pietra che teneva davanti al suo letto e che sapeva tutto; quando venne la principessa, Àse delle oche la avvertì che se prima aveva avuto qualche altro innamorato, o se c'era qualcosa che non voleva far sapere al principe, non doveva salire sulla pietra che lui teneva davanti al letto: 

- Quella dice tutto, - assicurò. 

A sentir questo la principessa si fece triste, potete ben immaginarvelo, ma poi le venne in mente di pregare Àse di andare lei a coricarsi con il principe la sera al suo posto: quando poi si fosse addormentato avrebbero fatto il cambio, di modo che lui si trovasse vicino la sua innamorata la mattina, al venire della luce.

E così fu fatto.

Quando Àse delle oche arrivò e mise i piedi sulla pietra il principe chiese: 
- Chi è che sale nel mio letto?
- Una fanciulla pura e senza macchia! - rispose la pietra, e così si misero a dormire, ma a notte fatta venne la principessa, e si coricò al posto di Àse.

La mattina, al momento di alzarsi il principe chiese un'altra volta alla pietra: 
- Chi è che scende dal mio letto?
- Una che ha avuto tre innamorati, - rispose la pietra.

A sentir questo, il principe non volle più averla, è chiaro, e così la rimandò a casa sua e si prese al suo posto un'altra in­namorata.

Quando lui andò a farle visita, la piccola Àse delle oche gli si parò di nuovo davanti.

- Sei lì, piccola? - chiese il principe.
- Sì, son qui che metto pezza su pezza, seduta per terra, e aspetto il figlio del re d'Inghilterra, - rispose Àse.
- Quello non viene davvero per te, - dichiarò il principe.
- E invece, se tocca a me lo avrò di sicuro, - rispose la piccola Àse.

Ma al principe successe in tutto e per tutto come la prima volta, con la sola differenza che quando la principessa si alzò la mattina la pietra dichiarò che d'innamorati ne aveva avuti sei. Allora il principe non volle più nemmeno quella e la cacciò via; ma poi pensò che voleva provare ancora una volta se ne potesse scoprire una pura e senza macchia, e la cercò in lungo e in largo in molti paesi, fino a che ne trovò una che gli piaceva.

Ma quando andò a prenderla gli si parò di nuovo davanti Àse delle oche.

- Sei lì, piccola? - chiese il principe.
- Già, son qui che metto pezza su pezza, seduta per terra, e aspetto il figlio del re d'Inghilterra, - rispose la ragazza.
- Quello non viene davvero per te, - dichiarò il principe.
- Certo, se quello tocca a me lo avrò di sicuro, - rispose la piccola Àse.

Quando arrivò la principessa, Àse delle oche le disse, come alle altre due, che se avesse avuto qualche innamorato o se c'era qualcos'altro che non voleva far sapere al principe non doveva mettere i piedi sulla pietra che lui teneva davanti al letto. 

- Quella gli dice tutto, - dichiarò. 
A sentir questo la principessa si rabbuiò, ma poi ebbe la stessa furberia delle altre due e pregò Àse di coricarsi al suo posto, la sera, accanto al principe; quando si fosse addormentato avrebbero fatto il cambio, così che lui si sarebbe trovato vicino la sua innamorata la mattina, al venire della luce.

E così fu fatto.

Quando arrivò Àse delle oche e mise i piedi sulla pietra il principe chiese: 
- Chi è che sale nel mio letto?
- Una fanciulla pura e senza macchia, - rispose la pietra, e così si coricarono.

Durante la notte il principe mise un anello al dito di Àse, un anello così stretto che lei non riuscì a toglierselo, perché il principe si era ben accorto che c'era qualcosa che non andava, e voleva avere un segno per poter riconoscere quella che andava bene per lui. Quando il principe si fu addormentato arrivò la principessa che cacciò via di nuovo Àse tra le sue oche, e si coricò al suo posto.

La mattina, al momento di alzarsi, il principe chiese: 
- Chi è che scende dal mio letto?
- Una che ha avuto nove innamorati, - rispose la pietra, e a sentir questo il principe si infuriò talmente che la cacciò su due piedi. Poi chiese alla pietra come andava quella faccenda delle principesse che ci erano montate sopra, perché lui non ci capiva nulla, disse. La pietra raccontò come era andata, e come lo avevano ingannato mandandogli Àse delle oche al loro posto. Il principe volle andare in fondo alla faccenda, andò giù dalla ragazza che se ne stava seduta guardando le sue oche, per vedere se avesse l'anello: « Se ce l'ha, allora la cosa migliore è pigliar lei per regina », pensò. Quando arrivò da lei vide subito che si era legato uno straccetto a un dito, e allora le chiese perché lo aveva fatto.

- Oh, mi son tagliata così malamente, - rispose la piccola Àse delle oche. 
Il principe volle subito vedere il dito, ma la ragazza rifiutò di togliere lo straccetto. Allora le afferrò il dito, Àse cercò di tirarlo via di nuovo e intanto lo straccetto cadde, e lui riconobbe il suo anello. La portò dunque con sé alla reggia e le diede un sacco di belle cose e di vestiti splendenti, poi festeggiarono le nozze, e in questo modo la piccola Àse delle oche ebbe per sé il figlio del re d'Inghilterra, unicamente perché toccava a lei.

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