Home » » Dal diario di Adamo

Dal diario di Adamo



DAL DIARIO DI ADAMO
Lunedì
Questa nuova creatura dai capelli lunghi mi sta sempre intorno. Gira continuamente e mi segue dappertutto. Non mi piace questa faccenda; non sono abituato alla compagnia. Vorrei che stesse con gli altri animali... Oggi è nuvolo, c'è vento da est; credo che avremo la pioggia... Avremo? Dove ho preso questa parola? Adesso me lo ricordo: è questa nuova creatura che la adopera.


Sabato 

La nuova creatura mangia troppa frutta. Andremo presto in rovina, probabilmente. Anche "andremo" NOI, è una parola sua; e adesso anche mia, a forza di udirla continuamente. C'è molta nebbia questa mattina. Io non esco quando c'è nebbia. La nuova creatura sì. Esce con qualsiasi tempo, e inciampa continuamente con i suoi piedi infangati. E parla. Era così piacevole e tranquillo, qui.


Domenica

È passata, finalmente. Questa giornata diventa sempre più difficile. Era stata scelta il novembre scorso come giornata di riposo. Ne avevo sei alla settimana, prima. Ma questa mattina ho trovato la nuova creatura che cercava di cogliere mele dall'albero proibito.


Martedì

Sono stato a esaminare la grande cascata. È la cosa più bella di tutta la proprietà, credo. La nuova creatura la chiama Cascate del Niagara: diamine, io non lo so di certo. Dice che somiglia alle Cascate del Niagara. Questa non è una ragione, è solo caparbietà e stupidaggine. Io non ho mai voglia di dare un nome alle cose; la nuova creatura invece dà un nome a tutto quello che le capita davanti, prima che io possa protestare. E si serve poi sempre dello stesso pretesto: somiglia a questo, somiglia a quello. Prendiamo il dodo, per esempio. Dice che appena si guarda, si vede subito che "sembra un dodo". E si chiamerà così. Mi logora il crucciarmi su queste storie, e oltretutto non serve a nulla. Dodo! Non somiglia a un dodo più di quanto non gli assomigli io.


Mercoledì

Mi sono costruito una capanna per ripararmi dalla pioggia, ma non ho potuto starci in pace. Vi si è intrufolata la nuova creatura. Quando ho cercato di farla uscire, ha mandato fuori dell'acqua da quei due buchi con cui guarda e se l'è asciugata col dorso delle zampe, e ha fatto un rumore come fanno anche gli altri animali quando si trovano nei guai. Vorrei che non parlasse e invece parla sempre. Non avevo mai sentito una voce umana prima, e ogni suono nuovo e strano che si insinua in queste solitudini piene di sogno, mi ferisce l'orecchio e mi suona una nota falsa. E questo nuovo suono è sempre così vicino a me, alla mia spalla, al mio orecchio, prima da una parte e poi dall'altra, mentre io sono abituato soltanto a suoni più o meno distanti da me.


Giovedì

Costei continua senza cessa a mettere nomi a tutto, qualunque cosa io faccia. Avevo un bellissimo nome per questa proprietà, molto musicale e simpatico: Giardino dell'Eden. Tra me continuo a chiamarlo così, ma con lei non più. La nuova creatura dice che è tutto boschi e rocce e panorami, e perciò non ha alcuna rassomiglianza con un giardino. Dice che assomiglia a un parco, a niente altro che a un parco. Di conseguenza, senza neppure consultarmi, gli ha dato un nuovo nome: Parco delle Cascate del Niagara. È abbastanza prepotente, mi sembra. E vi ha messo già un cartello: Si prega di non calpestare l'erba. La mia vita non è più felice come prima.

Forse non dovrei dimenticare che è giovanissima, nient'altro che una bambina, e essere più indulgente. 
Tutto la incuriosisce, la infiamma, Eva è fuoco vivo; per lei il mondo è un oggetto affascinante, pieno di meraviglie, misteri, gioie, quando trova un fiore che non ha mai visto, il piacere che prova la lascia senza parole, sente il bisogno di coccolarlo, di accarezzarlo, di annusarlo, di parlargli e di ricoprirlo di nomi affettuosi.

Lunedì 
La nuova creatura dice che si chiama Eva. Va benissimo, non faccio obiezioni. Dice che la debbo chiamare così, quando voglio che venga. Ho risposto allora che era superfluo. Questa parola evidentemente mi ha elevato nel suo rispetto; e veramente è una gran bella parola, che merita di essere ripetuta. Dice che lei è una donna: cosa probabilmente dubbia; comunque per me fa lo stesso; non mi importa nulla di quello che è, se solo volesse starsene per conto suo e non chiacchierare.


Martedì

Ha sporcato tutta la proprietà con nomi esecrabili e cartelli offensivi: Di qui per le cascate. Di qui per l'isola della Capra. Di qui per la grotta dei venti. Dice che questo parco sarebbe un bellissimo ritrovo per l'estate, se ci fosse una tassa d'entrata. Ritrovo: un'altra sua invenzione... parole, parole e parole, senza significato. Che cos'è un ritrovo per l'estate? Ma è meglio non chiederglielo: ha una tale frenesia di dare spiegazioni!

Va pazza per i colori: le rocce marroni, la sabbia gialla, le rive muschiose grigie, le foglie verdi, il cielo azzurro; il color perla dell'alba, le ombre viola sulle montagne, le isole d'oro al tramonto che galleggiano su mari cremisi, la pallida luna che veleggia tra brandelli di nuvole, i gioielli stellati che brillano nelle vastità dello spazio - niente di tutto questo, per quanto mi riesce di capire, possiede un pur minimo valore pratico, ma poiché è colorato e ha un aspetto maestoso, questo le basta e lei ci perde il bene dell'intelletto.

Se soltanto riuscisse a calmarsi, a stare ferma almeno due minuti di seguito, sarebbe uno spettacolo riposante. Se così fosse penso che mi piacerebbe starla a guardare; anzi sono sicuro che sarebbe così, perché credo di essere sul punto di convincermi che Eva è una creatura piuttosto bella - snella, sottile, ben fatta, dalle linee precise e rotonde, agile, graziosa; una volta stava in piedi su una roccia, la figura bianca come di marmo, inondata di sole, la testa piegata all'indietro e la mano che le faceva schermo agli occhi, stava seguendo il volo di un uccello nel cielo, in quell'occasione dovetti ammettere che era bella.


Giovedì

Si è messa a supplicarmi di smettere di andare alle cascate. Ma che male c'è? Dice che è una cosa che la fa stare in pensiero. Mi domando perché; l'ho sempre fatto, mi è sempre piaciuto tuffarmi per l'emozione e per quel fresco che mi procurano. Immaginavo che le cascate servissero per questo. Non hanno nessun'altra utilità, secondo me, eppure devono essere state fatte per qualche cosa. Lei dice che sono state fatte soltanto per il panorama, come i rinoceronti e il mastodonte. Sono andato sulle cascate con una botte: non è stata ugualmente soddisfatta. Ci sono andato in una tinozza: non era ancora soddisfatta! Ho nuotato alle sorgenti e alle rapide in un costume di foglie di fico. Si è rovinato molto. Non ha fatto altro che lamentarsi per la mia stravaganza. Sono troppo ostacolato. Ho bisogno di cambiare aria.


Sabato 

Sono scappato giovedì sera, ho viaggiato per due giorni, mi sono fabbricato un altro rifugio in un posto appartato, e ho cancellato le mie tracce meglio che ho potuto; ma lei mi ha scovato per mezzo di una bestia che ha addomesticato e che chiama lupo, ed è venuta un'altra volta a fare quel pietoso rumore e versare acqua fuori da quei buchi con i quali guarda. Sono stato costretto a ritornare con lei, ma fuggirò di nuovo non appena si presenterà l'occasione. Lei si dedica a molte cose sciocche; tra l'altro, quella di studiare perché gli animali, chiamati leoni e tigri, vivono di erba e di fiori, mentre, dice lei, i loro denti sono fatti per mangiarsi l'un l'altro. È una pazzia, perché far questo li ucciderebbe a vicenda e introdurrebbe ciò che, per quanto ne so, si chiama 'morte'; e la morte, mi è stato detto, non è ancora entrata nel Parco. Il che è un peccato, da certi punti di vista.

Domenica
È passata, finalmente.


Lunedì

Credo di capire a cosa serve la settimana: a dare il tempo di riposarsi dalla stanchezza della domenica. Mi sembra una buona idea... Lei si è arrampicata un'altra volta su quell'albero. Ho cercato di tirarla giù. Ha risposto che non c'era nessuno a guardare. Sembra che la consideri una giustificazione sufficiente. Gliel'ho detto. La parola 'giustificazione' ha destato la sua ammirazione... e anche la sua invidia, mi è parso. È una bellissima parola.


Lunedì, mezzogiorno

Se esiste una cosa, sulla faccia della terra, per la quale lei non nutra interesse, sono le cose che piacciono a me. Ci sono animali ai quali io personalmente mi sento indifferente, ma ai quali non è indifferente lei. Non è in grado di fare discriminazioni, le piacciono tutti, pensa che siano dei tesori, uno per uno, ogni nuovo arrivato è il benvenuto; chiunque per la prima volta faccia la sua comparsa tra di noi è il benvenuto.

Quando il brontosauro possente fece a grandi passi irruzione nella nostra vita, lei lo considerò un acquisto, io una calamità; e questo mi sembra un bell'esempio dell'assenza di armonia che pervade le nostre reciproche visioni del mondo. Voleva addomesticarlo. Io volevo fargli omaggio della casa e traslocare.

Lei pensava che trattandolo bene lo si sarebbe potuto rendere docile e sarebbe stato un perfetto cucciolotto di casa; io le dissi che un cucciolo alto sei metri e lungo venticinque non sarebbe stato l'animale ideale da avere intorno, perché, anche se con le intenzioni migliori e senza assolutamente voler far male a nessuno, il cucciolotto avrebbe potuto sedersi sopra la casa e schiacciarla, infatti chiunque, solo a guardarlo negli occhi, sarebbe stato in grado di capire che era un animale distratto.

Nonostante tutto, Eva si era messa in testa di tenere quel mostro, e non c'era modo di farle cambiare idea. Pensava che con il brontosauro avremmo potuto aprire una latteria e voleva che la aiutassi a mungerlo; ma io non volevo; era troppo rischioso, a parte il fatto che il sesso non era quello giusto e che non avevamo neppure una scala. Poi le venne voglia di salirgli in groppa per ammirare il panorama. Come se fosse un albero abbattuto, la coda del brontosauro si allungava sul terreno per dieci, quindici metri, così a Eva venne in mente che avrebbe potuto arrampicarvisi sopra, ma si sbagliava; quando raggiunse il punto più ripido scoprì che era troppo scivoloso e precipitò e si sarebbe fatta male se non ci fossi stato io.

E adesso ne era convinta? No. Non c'è niente che la convinca, se non la dimostrazione; le teorie non sperimentate non fanno per lei e non ne vuole sapere. E' l'atteggiamento giusto, lo ammetto, mi attrae e mi affascina; se stessi più a lungo con lei penso che adotterei quell'atteggiamento anch'io. Bene, sul colosso di cui parlavo, Eva aveva un'ultima teoria: pensava che, se fossimo riusciti a domarlo e a farcelo amico, avremmo potuto sistemarlo sul fiume e usarlo come se fosse un ponte. Scoprimmo che era già più che addomesticato - almeno per quanto lo riguardava - così Eva sperimentò la teoria che aveva formulato, ma la teoria risultò sbagliata; tutte le volte che riusciva a metterlo nel punto giusto del fiume e ritornava a riva per potersi servire di lui per passare dall'altra parte, il brontosauro usciva dall'acqua e la seguiva come se fosse stato un cucciolo gigantesco. Come d'altronde tutti gli altri animali. Lo fanno tutti con Eva.


Alla tomba di Eva

ADAMO:  "Ovunque lei sia stata QUELLO era l'Eden."


SHARE