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I GATTI DECIDONO DI ROMPERE UN TABU' (CAPITOLO OTTAVO)


Fortunata tentò di spiccare il volo diciassette volte, e per diciassette volte finì a terra dopo essere riuscita a innalzarsi solo di pochi centimetri.
Diderot, più magro del solito, si era strappato i baffi a uno a uno dopo i primi dodici fallimenti, e con tremanti miagolii cercava di scusarsi.

«Non capisco. Ho esaminato la teoria del volo con grande cura, ho messo a confronto le istruzioni di Leonardo con tutto quello che è riportato nella parte dedicata all'aerodinamica, volume primo, lettera A, dell'enciclopedia, eppure non ci siamo riusciti. È terribile! Terribile!»

I gatti accettavano le sue spiegazioni, e tutta la loro attenzione si concentrava su Fortunata, che a ogni tentativo fallito diventava sempre più triste e malinconica.
 Dopo l'ultimo insuccesso, Colonnello decise di sospendere gli esperimenti, perché la sua esperienza gli diceva che la gabbianella iniziava a perdere fiducia in se stessa, e questo era molto pericoloso se davvero voleva volare.

«Forse non può farcela» dichiarò Segretario. «Forse ha vissuto troppo tempo con noi e ha perso la capacità di volare».

«Se si seguono le istruzioni tecniche e si rispettano le leggi dell'aerodinamica, volare è possibile. Non dimenticate che è tutto scritto nell'enciclopedia» ribatté Diderot.

«Per la coda della razza!» esclamò Sopravento. «È una gabbiana e i gabbiani volano!»

«Deve volare. L'ho promesso a sua madre e a lei. Deve volare» ripeté Zorba.

«E la tua promessa impegna anche tutti noi» ricordò Colonnello.

«Riconosciamo che non siamo capaci di insegnarle a volare e che dobbiamo chiedere aiuto fuori dal mondo dei gatti» suggerì Zorba.

«Miagola chiaro, caro guaglione. Dove vuoi arrivare?» domandò serio Colonnello.

«Chiedo di essere autorizzato a infrangere il tabù per la prima e ultima volta in vita mia» dichiarò Zorba guardando negli occhi i suoi compagni.

«Infrangere il tabù!» miagolarono i gatti tirando fuori gli artigli e rizzando i peli sul dorso.

'Miagolare l'idioma degli umani è tabù'. Così recitava la legge dei gatti,e non perché loro non avessero interesse a comunicare. Il grosso rischio era nella risposta che avrebbero dato gli umani. Cosa avrebbero fatto con un gatto parlante? Sicuramente lo avrebbero rinchiuso in una gabbia per sottoporlo a ogni genere di stupidi esami, perché in genere gli umani sono incapaci di accettare che un essere diverso da loro li capisca e cerchi di farsi capire. I gatti sapevano, per esempio, della triste sorte dei delfini, che si erano comportati in modo intelligente con gli umani e così erano stati condannati a fare i pagliacci negli spettacoli acquatici. E sapevano anche delle umiliazioni a cui gli umani sottopongono qualsiasi animale che si mostri intelligente e ricettivo con loro. Per esempio i leoni, i grandi felini, obbligati a vivere dietro le sbarre e a vedersi infilare tra le fauci la testa di un cretino; o i pappagalli, chiusi in gabbia a ripetere sciocchezze. Perciò miagolare nel linguaggio degli umani era un grandissimo rischio per i gatti.

«Tu rimani con Fortunata. Noi ci ritiriamo a discutere la tua richiesta» ordinò Colonnello.

Durò ore e ore la riunione dei gatti. Ore e ore durante le quali Zorba rimase sdraiato accanto alla gabbianella, che non nascondeva la sua tristezza per non saper volare.
Era ormai notte quando terminarono. Zorba si avvicinò per conoscere la decisione.

«Noi gatti del porto ti autorizziamo a infrangere il tabù un'unica volta. Miagolerai con un solo umano, ma prima decideremo tutti assieme con quale» dichiarò solennemente Colonnello.

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