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La principessa che non poteva ridere (Fiaba provenzale)



C’era una volta un re ricchissimo, molto generoso, coraggioso e giusto. Egli aveva una sola figlia, più bella della luce del giorno e più pia di una santa, ma ella era sempre triste, così triste che nessun uomo poteva vantarsi di averla fatta ridere una sola volta.

Il re aveva un grande cavallo bianco, il suo preferito su settecento altri splendidi cavalli. Questo però era così cattivo che neanche il più abile fabbro della terra era in grado di ferrarne i quattro zoccoli. Per tutto questo il re non era affatto felice. Così decise di far sapere a tutti che l’uomo che sarebbe stato capace di strappare un sorriso alla principessa dal volto triste e ferrare gli zoccoli di Rompiferro, sarebbe diventato genero ed erede del re. 

Si presentò una gran folla di pretendenti ma tutti dovettero tornarsene indietro a mani vuote. 

In quel tempo viveva un giovane e valente fabbro che decise di tentare la fortuna. Tirò fuori dalla sua cassapanca cento monete d’argento e cinquanta d’oro, tutto ciò che aveva. Dalle cento monete d’argento forgiò quattro ferri di cavallo e dalle cinquanta monete d’oro forgiò ventotto chiodi, sette per ogni ferro. Quindi si mise lo zaino in spalla e prese la strada per la città del re. 

Durante la sua prima pausa il giovane incontrò un grillo, che saputo ciò che voleva fare gli chiese di poter andare con lui, che forse gli sarebbe stato utile. Così fece e il fabbro si incamminò portando il grillo attaccato al suo mento.

Tre ore dopo il ragazzo sedeva di nuovo per riposarsi. Questa volta incontrò un topo che gli chiese di poterlo accompagnare dal re così forse gli sarebbe stato utile. Così il fabbro si alzò e si rimise in cammino portando il grillo sul mento e il topo sul berretto.

La sera il fabbro dormì in una locanda. Al levarsi dell’aurora fu svegliato da una puntura sulla punta del naso. Era una pulce. Anch’ella chiese al giovane di poter andare con lui dal re così forse gli sarebbe stata utile. Il fabbro si alzò e si rimise in cammino. Il grillo era attaccato al suo mento, il topo al suo berretto e la pulce alla punta del suo naso.
Il giovane arrivò alla città del re proprio nel momento in cui il re e la figlia stavano tornando dalla messa. Alla vista del pretendente, che portava un grillo sul mento, un topo appeso al berretto e una pulce seduta sulla punta del naso, la principessa proruppe in una sonora risata. 

Il re fu molto contento di questo, ma mancava la seconda metà del lavoro: ferrare il grande cavallo bianco Rompiferro. Scesero tutti nella stalla e il fabbro tirò fuori dallo zaino gli zoccoli d’argento e i chiodi d’oro. Il cavallo si inalberò e scalciò. Il fabbro rise e chiese al grillo di aiutarlo. Questi saltò nell’orecchio del cavallo e cominciò a stridere più forte che poté. Il cavallo si acquietò e il giovane fabbro riuscì a ferrarlo e a sellarlo. 

Fu così che il re mantenne la sua parola e festeggiarono per sette giorni e sette notti. Nessuno vide mai nozze simili e mai più se ne vedranno.

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