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Le origini dei Boschi (leggenda celtica)


Vi fu una volta, in un paese lontano, una grande isola di nome "Alberia", coperta da enormi alberi, rigogliosi come quelli del continente, che nel passato ricoprivano tutta l'Europa. Questi abitanti sedentari e muti, erano maestosi, possenti, alti, da toccare il cielo, dividevano con gli uomini, la vita nell'isola; gli alberi formavano delle congregazioni tra di loro, che furono chiamate "boss'sheiu" (Bush, Bosco): la foresta dei Platani, bosco delle Betulle, la Contea dei Castagni, e così via. Gli uomini nelle loro povere case di fango, non avevano nemmeno un nome sulla porta. Del ricco patrimonio verde d'Alberia, gli uomini, se ne servivano minimamente, si riparavano sotto le fronde dai raggi cocenti del Sole d'Estate, usavano il fogliame per farsi dei freschi giacigli, per la notte, come i loro cugini d'Africa. In inverno poi, dai boschi, gli uomini se stavano lontani , anche se abbondava la legna per i focolari. Furono gli alberi stessi, mossi a compassione nel vedere tremare i loro bambini dal freddo e fecero una grande Assemblea, decisero all'unanimità di regalare il legname da combustione alle povere popolazioni paonazze dal gelo. Gli uomini, non dovevano nemmeno faticare per spaccare e segare ischiuck (ciocchi) per adattarli ai loro piccoli camini.. La legna d'ardere cadeva dagli alberi, bella e pronta per essere attizzata, non era nemmeno necessario farla seccare. Gli alberi stessi provvedevano che ogni famiglia avesse la sua catasta e gliela facevano trovare ai piedi dei loro tronchi con tanto di nome scolpito su ogni pezzo di legno. Sotto il grande castagno, vicino al ruscello, era di proprietà di Ien, il primo Frassino del bosco era destinato a Vochos, dalla Quercia, le pire erano donate al clan di Seimocanos. La regola era stabilita dagli alberi stessi, purché tutti avessero il prezioso combustibile, senza fare torto a nessuno, gli alberi vollero provvedere in questo modo a riscaldare gli uomini nei lunghi Inverni.… Questi magnanimi Signori verdi dei boschi, soggiogavano ad una magia d'Odino. Mentre nel continente, gli alberi vivevano normalmente, senza occuparsi delle faccende degli umani… Là in quel lontano paese, tutti gli alberi non davano frutti, nemmeno una ghianda per gli scoiattoli, non avevano fiori in Primavera, nemmeno un piccolo bruco che si nutrisse delle loro foglie, gli uccelli, che in quel paese non si posavano sui rami a cinguettare, in quanto a fare il nido, gli uccelli preferivano migrare a Sud, là dove altri alberi gli ospitavano volentieri. Nemmeno i corvi prediligevano quella triste isola d'Alberia. Quando avevano raggiunto il limite d'età, gli alberi si dissolvevano nel Nulla, così come dal Nulla nascevano. Il vento non portava nemmeno un piccolo seme, in quelle terre. Nessuno poteva raccontare di avere visto un albero crescere, alto rigoglioso da un piccolo arbusto.

Accade, come spesso succede, che gli uomini d'Alberia si stancarono di questo ordine della Natura, tanto più che si adiravano molto, quando spinti dalla loro cupidigià entrarono nella foresta incantata, e rubare la legna prima che sorgesse la Luna Nuova. Nel buio più pesto gli arrivavano certe mazzate sul capo, senza sapere da che parte venivano. Shhhhh!!! Pak! Piombavano pezzi di legno da tutte le parti; tok! sulla loro teste, (da qui si coniò il detto "testa di legno"): immaginatevi i commenti, dei villici? Auh! Ahiaa! Il bitorzolo diventò una civetteria inaspettata, ad ogni Autunno, nei villaggi, si seguiva una moda scomoda, un look che provocava risate da fare venire le lacrime agli occhi, da chi, saggiamente non si era azzardato andare nel bosco, prima del tempo. Gli uomini iniziarono ad odiare gli alberi, da prima tirando loro delle pietre, poi si misero a litigare fra di loro, per la quota assegnata, andarono nel bosco con asce e seghe, mozzarono le grandi braccia degli alberi, lasciandoli per terra, non soddisfatti, si misero accanitamente ad abbattere i tronchi più grossi. Appiccarono il fuoco e le grandi foreste arsero per anni. Sulla grande isola, cadde una coltre di fumo, così densa che la luce se andò via, gli alberi che sfuggirono alle fiamme perdettero tutto il loro verde, non davano più ossigeno. La gente si ammalò, ai polmoni, la loro pelle divenne secca e bianca come farina, piena di rughe, i bambini invecchiarono precocemente, i loro capelli divennero grigi, aridi come la cenere, i loro stracci puzzavano acremente di fumo. Quello che non distruggeva il fuoco, svaniva nel nulla, le montagne diventavano calve. Sull'isola non si vide più nessun albero. Il tempo tornò indietro milioni d'anni.

Odino ebbe compassione per questo luogo, specialmente nel vedere come soffrisse la Natura in quel ambiente degenerato dalla stupidità degli umani. Fece un ampio gesto con il braccio destro e spazzò via, lontano la coltre di fuliggine, Thor, suo figlio rassodò il terreno con i fulmini, Freya, sparse ogni seme, e trasse dal suo seno ghirlande di fiori d'ogni forma e colore, inondò i campi di mille colori, là dove una volta si innalzavano foreste: lentamente la vita riprese sull'isola. Dal sacca d'Odino uscirono tanti piccoli esserini verdi dalla barba bianca, erano così piccoli che stavano sotto i funghi, Odino incaricò i Folletti alla gestione, manutenzione, tutti i boschi e le foreste della Terra, questi gnomi verdi, erano manager, capacissimi, curavano ogni albero, ogni foglia, sotto terra, portavano l'acqua alle radici, in Primavera preparavano pentoloni enormi di colore, per ravvivare i fiori, appassiti durante l'Inverno, si occupavano d'ogni albero, che avesse il suo fungo, adatto che li nutriva dalle radici, i funghi servivano anche a scomporre i tronchi quando diventavano vecchi, senza che questi, come una volta si dissolvessero nel Nulla. Posero tanti nidi per gli uccelli, adagiavano le foglie cadute dagli alberi sul terreno per formare un tappeto soffice e silenzioso, spargevano cesta di bacche, per i cinghiali. Tutto, sull'isola tornò alla normalità, gli uomini capirono il torto che fecero agli alberi, appresero dai Folletti, come fare le fascine, smisero di arrotolare e accedere alcune grosse foglie dall'odore acre, aspirando il fumo che li facevano tossire tutta la notte. Respiravano a pieni polmoni, perchè l'ossigeno prodotto dagli alberi era abbondante e fresco, la gente imitava i folletti, pulitissimi, a lavarsi ogni mattino con la rugiada e i loro bimbi crebbero forti e rubicondi…e Alberia fu ricordata come l'isola dei saggi Platani. 

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