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La strega Celestina (di Nicoletta Roversi)



Molto lontano e molto tempo fa, esisteva una scuola davvero speciale, una scuola di stregoneria in cui i bambini studiavano ogni tipo di magia per diventare perfette streghe o potenti stregoni.

In questa magica scuola insegnavano a creare filtri e pozioni, ad usare la bacchetta magica e a volare su una scopa, tutte cose importantissime per una strega.

In questa strana scuola c’era però una bimba diversa da tutte le altre: i suoi capelli erano biondi come il sole e i suoi occhi azzurri come il cielo di primavera e per di più il suo nome era Celestina, che tutto può sembrare tranne che un nome da strega! Celestina a differenza di tutte le altre streghe aveva il cuore buono, era altruista e cercava di essere sempre d’aiuto a tutti. Per questo, le sue magie erano sempre a fin di bene. Più che una strega, Celestina sembrava una vera e propria fata, ma siccome nessuno può decidere dove e come nascere, lei non poteva far altro che adeguarsi.

Anche se Celestina seguiva con attenzione ogni lezione ed imparava moltissime magie, non riusciva mai ad ottenere buoni voti, perché alla fine si sentiva costretta a modificare ogni incantesimo in modo da non fare del male a nessuno.

L’estate si stava avvicinando e con lei anche la fine della scuola. Per diventare una vera strega, era necessario superare l’esame finale, che consisteva nel creare un nuovo incantesimo, uno qualunque, purché del tutto originale.

Tutte le piccole streghe si misero subito all’opera, con le idee molto chiare: Norma, la strega che trasforma, studiò un incantesimo per trasformare gli uomini in animali; Samanta, la strega che incanta, imparò a ipnotizzare le persone così che obbedissero ai suoi comandi; Nerina, la strega birichina, creò una polverina che, sparsa sugli oggetti, li faceva animare in modo da spaventare chiunque. Celestina invece voleva inventare l’incantesimo più importante di tutti. Voleva trovare qualcosa che stupisse i suoi insegnanti e il mondo intero, perché, con i voti bassi che aveva, avrebbe dovuto fare un esame perfetto per poter essere promossa.

“Ho trovato! La cosa che tutti desiderano di più è la felicità. Farò un incantesimo perchè tutte le persone del mondo possano finalmente essere felici!” – Pensò entusiasta la streghina buona. – “Ma per essere sicura di quali siano gli ingredienti necessari, sarà bene fare un’indagine”. E così dicendo, inforcò la sua scopa e volò tra la gente, osservando per bene ogni essere umano che incontrava. Voleva capire esattamente cosa potesse rendere davvero felici le persone.

Alla fine del suo lungo viaggio, tornò a casa e prese il pentolone più grosso che aveva: “Ogni persona che ho incontrato ha un’idea diversa di come raggiungere la felicità. Per creare la pozione ho bisogno di tutti i loro desideri”.

Mise il pentolone sul fuoco e iniziò a dosare gli ingredienti: per primo l’affetto, quello che cerca un neonato nella sua mamma; aggiunse l’amore, quello che desiderano due sposi; l’amicizia, ciò che fa stare bene i ragazzi; poi fu il turno della ricchezza e del successo; c’era chi sognava una casa più grande, chi desiderava solo un po’ di tranquillità; e ancora, vestiti all’ultima moda, grandi televisori, un’infinità di giocattoli… ognuno nel mondo aveva la propria idea di felicità e Celestina voleva soddisfare tutti, così che nessuno rimanesse escluso. L’unico modo per farlo era inserire pazientemente tutti i desideri…

Tenne per ultimo l’ingrediente più delicato, le risate. Stanca dopo tutto il lavoro, non fece caso però all’etichetta sulla confezione: un triangolo con all’interno un punto esclamativo indicava un segnale di pericolo, con tanto di monito “maneggiare con cautela”.

Il pentolone straripava e l’intruglio bolliva sul fuoco. Celestina, distratta, rovesciò l’intero flacone.

Le troppe risate non sempre sono sinonimo di felicità. A volte, se esagerate, possono addirittura far sembrare una persona sciocca. Per questo vanno dosate.

Il pentolone, troppo pieno, fece cadere alcune gocce dell’ultimo ingrediente sul fuoco. Le risate si sa, sono esplosive e a contatto con la fiamma, fecero saltare in aria il pentolone di Celestina. Sembrava uno spettacolo di fuochi d’artificio! Ogni elemento della pozione partiva dal pentolone come fosse un razzo lasciando una scia luminosa meravigliosa.

Nel cielo di notte, ancora oggi, può capitare di vederne qualcuna: le chiamano stelle cadenti perché la luce che emanano è molto simile a quella delle stelle. Appena ne vedi una, approfittane ed esprimi subito un desiderio! Vedrai che si avvererà, perchè in verità sono tutti frammenti della magia della felicità.

Fonte: raccontinellarete.it

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