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La Città Fatata (fiaba Irlandese)


Un tempo, quando l'Irlanda ancora non aveva nome, un re ed una regina ebbero un figlio che venne chiamato Conn-eda e crebbe bello e valoroso, simile a uno specchio in cui si riflettevano le virtù del padre e della madre.

Venne il giorno, però, che la regina si ammalò e nessuno potè far nulla per trattenerla su questa terra. Il marito la pianse per un anno e un giorno, ma alla fine prese in moglie una ragazza dalle guance pallide come la luna e capelli rossi come fiamma.

La nuova regina sembrava buona quanto bella, ma c'era un tarlo che a fondo la rodeva: era questa una profonda gelosia verso Conn-eda, che alla morte del padre avrebbe ereditato il trono. ogni giorno, ogni ora parlava male di lui al re e ai suoi consiglieri, ma loro, che conoscevano bene il principe, non le davano retta e scuotevano la testa.

Allora la regina si recò furente dalla vecchia guardiana del pollaio, una donna che si diceva possedesse poteri magici, e questa le disse:

"Ti aiuterò solo se riempirai di lana l'arco del mio braccio, e di grano turco il buco che farò con il mio fuso."

"Avrai tutto quello che vuoi." rispose la regina, e la donna si mise davanti alla porta di casa, con una mano sul fianco, ordinando ai servi di gettare la lana attraverso l'arco formato dal braccio, finchè tutto il pianterreno non fu colmo. Poi salì sul tetto e vi fece col fuso un piccolo buco, attraverso il quale furono versati tanti chicchi da riempire tutto il primo piano.

"Se vuoi liberarti del principe Conn-eda" borbottò allora la vecchia " vi è un solo modo: prendi questa scacchiera stregata e invita il giovane a giocare a scacchi. Prima di cominciare, però, stabilirai che il perdente obbedisca ad un desiderio del vincitore, qualunque esso sia. E siccome vincerai tu ordinerai a Conn-eda di portarti tre mele d'oro, il cane rosso ed il cavallo nero che si trovano nella città fatata, in fondo al lago Erne: l'impresa è tanto pericolosa che non ne uscirà vivo!"

La regina seguì il consiglio della strega, e Conn-eda, persa la partita, fu costretto ad obbedire. Prima di partire, però, andò a chiedere aiuto al vecchio e saggio Fionn, che l'aveva allevato ed istruito

"Puoi aiutarmi, maestro?" chiese umilmente il principe, e l'anziano saggio rispose: "Non sono abbastanza esperto di magia per esserti utile, ma da qualche parte, in Irlanda, vive l'Aquila dalla Testa Umana, che conosce passato, presente e futuro: lei soltanto può insegnarti la strada per la città fatata."

"E come la troverò?"

"Nella mia stalla c'è un cavallino dal pelo lungo, che parla come gli uomini ed è più sapiente di loro. Quando lo monterai lasciagli le briglie sul collo, e lui ti condurrà a destinazione. Ed eccoti anche un anello prezioso da offrire all'Aquila; le piacciono le cose che luccicano, e ri risponderà più volentieri."

Conn-eda baciò la mano al vecchio Fionn e si mise in viaggio, senza toccare le briglie perchè il cavallino potesse condurlo al nido dell'Aquila dalla Testa Umana. La bestia galoppò per un giorno e una notte, ed eccoli finalmente giunti a destinazione.

"So già perchè sei qui, principe" disse la maestosa Aquila, che se ne stava appollaiata in cima alla sua casa di roccia. "Tu che cerchi la città che sorge in fondo al lago Erne, di cui tutti parlano ma che nessuno ha visto. Se vuoi che ti dica come trovarla fà prima la tua offerta, perchè io nulla regalo, nè consigli nè pareri."

Conn-eda tirò fuori l'anello splendente e l'Aquila gli volò accanto, afferrando il gioiello con gli artigli. Infine aggiunse: "Solleva la pietra su cui hai posato il piede destro e troverai una palla di ferro; lanciala innanzi a te, monta in groppa e seguila senza stancarti mai, perchè essa ti condurrà dritto alla città fatata."

Appena la grande Aquila spiccò il volo, battendo ritmicamente le forti ali, Conn-eda fece quello che gli era stato ordinato e la palla cominciò a rotolare veloce, mentre il cavallino la seguiva di buon passo. Rotola e galoppa, galoppa e rotola, arrivarono finalmente al lago Erne, vasto e profondo come il mare: la palla ci si tuffò e cavallo e cavaliere la seguirono sott'acqua.

Ed ecco, mentre badavano a non per di vista la sfera scura, si trovarono davanti a tre enormi serpenti con le fauci spalancate, che si torcevano e sibilavano a più non posso, sbarrando la strada al coraggioso principe ed al suo destriero.

"Svelto, metti la mano nel mio orecchio destro e prendi il sacco che ci troverai dentro" disse il cavallino dal pelo lungo al suo principe. "Dentro ci sono tre pezzi di carne: gettali in bocca alle serpi e non sbagliare. La nostra vita dipende dalla tua buona mira!"

Conn-eda, il cuore in tumulto, fu lesto a riempire le tre bocche e le orribili bestie sazie, chetarono il loro sibilare e li lasciarono passare. Dopo tanto vagare la palla li portò ai piedi di una montagna di fuoco, che per forza di magia ardeva anche nell'acqua.

"Ci toccherà saltare!" esclamò il cavallino. "Tieniti forte, principe!" E con un unico balzo volò oltre il monte, mentre Conn-eda si reggeva saldamente alla lunga criniera. Finalmente arrivarono in vista di una città circondata da alte mura in cui si apriva un'unica enorme porta, difesa da un'invalicabile barriera di ardente fuoco.

"Ecco la città fatata del lago Erne" proruppe il cavallo "Ora non ti resta che prendere il coltellino e la bottiglia di unguento che troverai nascosti nel mio orecchio sinistro. Con il coltello mi ucciderai e mi scuoierai, poi ti avvolgerai nella mia pelle: solo così potrai entrare in città senza pericolo. Dopo aver varcato la porta, però, torna sui tuoi passi e versami addosso l'unguento, per allontanare le belve degli abissi che mi vorranno divorare. Non ti chiedo altro."

"Se per entrare in città devo sacrificarti" rispose Conn-eda "preferisco rinunciare. Un amico fedele conta più del successo di un'impresa, più di una promessa, più di un giuramento. Non ti ucciderò a nessun costo, cavallo mio"

"Se non mi uccidi moriremo tutti e due, e non ci rivedremo mai più" insistè quello, e alla fine riuscì a convincere il principe, che piangendo obbedì.

Avvolto nella pelle del cavallino dal lungo pelo passò attraverso la barriera infuocata senza danno alcuno, entrando nella città, ma subito ne uscì. Voleva ungere il corpo della bestia con l'unguento e seppellirlo con tutti gli onori, ma aveva appena versato le ultime gocce profumate che il cavallo morto si mutò in un principe.

"Un mago maligno mi aveva trasformato in quel cavallino che è stato tuo compagno di avventure" disse lo sconosciuto, un pò piangendo e un pò ridendo "Adesso l'incantesimo è rotto e la tua impresa è riuscita, perchè io sono il fratello del re di questa città, che sarà ben felice di ricompensarti con le tre mele d'oro del suo giardino, il suo cane rosso ed il suo cavallo nero"

In quel momento dalla città fatata uscì un lungo corteo che scortò i due principi al palazzo del re, dove feste e banchetti durarono un mese intero. E al momento di partire Conn-eda ricevette dal suo fedele amico i tre pomi aurei, colti dall'albero di cristallo che cresceva in mezzo al giardino; e gli fu portato il rosso segugio, con un collare di diamanti ed un guinzaglio di seta. Infine montò il bigio destriero, con sella e finimenti d'oro che valevano quanto un regno e anche più, e cavalcò via attraverso l'acqua chiara, dopo aver promesso che ogni anno sarebbe tornato a far visita alla città fatata, per il ricordare i felici avvenimenti del passato.

La strada del ritorno fu facile e breve, e dappertutto il popolo gli dava il benvenuto, spargendo rami verdi sul suo cammino.
E venne finalmente il giorno in cui Conn-eda arrivò in vista del castello del padre, dove già lo credevano morto. Alla finestra della torre c'era la sua matrigna, che quando lo vide tornar vittorioso, in groppa al nero cavallo, seguito dal cane rosso e recante le tre mele dorate, lanciò un grido di rabbia e si gettò a capofitto verso il suolo.

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