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Come ha lasciato l'Hotel


Dopo che la guerra civile finì, mi diressi a New York City. Il mio capitano era di New York e mi aveva raccontato tutto della città.
“Fermati all’Empire Hotel, Mole” mi disse, quando mi hanno dimesso. “Conosco alcune persone lì. Forse posso farti avere un lavoro”.
Andare a New York è stato emozionante, ho deciso di seguire il consiglio del mio capitano e mi sono fermato all’Empire Hotel, era un edificio in mattoni rossi con un elegante e fantastica reception. 
“Benvenuto”, mi disse in maniera amichevole il portiere. Era vestito con una divisa con bottoni in ottone lucido e un berretto alla moda.
“Il mio nome è Joe”, disse con un sorriso, mi strinse la mano e poi mi presentai. Joe mi presentò il direttore dell'albergo.
“Ho parlato con il capitano, sarò lieto di offrirti un lavoro. Abbiamo bisogno di una persona all’ascensore dell’hotel, dalle due del pomeriggio fino a mezzanotte. Ti daremo lo stipendio e una stanza” disse il direttore.
Come ogni cosa all’Empire Hotel, anche l'ascensore era moderno ed elegante, aveva una luce decorativa all’interno e specchi alle pareti e aveva anche cuscini di velluto dove i visitatori potevano riposare durante il loro tragitto.
Nel mese di novembre, un nuovo inquilino arrivò presso l'Hotel, il suo nome era colonnello Saxby, era un veterano della Guerra Civile, lo capii subito perché spesso indossava il suo mantello militare.
Il colonnello Saxby alloggiava nella stanza 210, era al quarto piano, proprio di fronte l'ascensore, vedevo la sua porta ogni volta che mi fermavo a quel piano.
Il colonnello era un gentile signore che pensava ai fatti suoi, doveva avere circa cinquanta anni, era alto e magro, con i baffi grigi e un naso a punta, un colorito pallid e una cicatrice rossastra su una guancia inoltre camminava zoppicando un pochino.
“Ho preso una pallottola nel ginocchio”, mi spiegò un giorno.
A volte, in ascensore, parlavamo della guerra, anche se parlava con me, non direi che fosse troppo amichevole, ma questo non mi preoccupava
Da quando lavoravo all’ascensore conoscevo un po’ le abitudini di tutti. Il colonnello Saxby era particolarmente prevedibile, portavo l'ascensore fino al quarto piano, ogni giorno allo stesso orario anche se non era mai sceso, pensavo che per scendere utilizzasse le scale.
Ero orgoglioso di dire alla gente che lavoravo presso l'Empire Hotel. Era uno degli Hotel più belli di New York, qualche volta lavorare in ascensore era noioso ma mi piacevano tutte quelle persone.
Divenni buon amico di alcuni degli altri lavoratori, Joe, il portiere, faceva spesso il mio stesso turno e quando di sera c’era poco da fare, passavamo iltempo a chiacchierare. Mi raccontava tutto dei suoi fratelli a Boston e io di mia sorella nel Connecticut. Un sacco di volte abbiamo parlato della guerra.
Ogni sera a mezzanotte, bloccavo sempre l'ascensore mentre Joe generalmente metteva in ordine nella reception, poi, il mercoledì, andavamo alla sala comune per una partita a carte. Elena, una delle cuoche dell’hotel, spesso si univa a noi.
Elena era allegra e loquace, e ci manteneva di buon umore, ma la cosa migliore era che di solito ci portava qualcosa di buono da mangiare, la sua zuppa fatta in casa e i panini con il polpettone erano una carica di energia dopo una lunga giornata.
“Questo è deliziosa”, dissi a Elena in una fredda notte di febbraio, lei aveva sfornato una torta di mele, oserei dire che era la migliore che io abbia mai assaggiato.
Joe spinse il suo piatto vuoto da parte e ringraziò Elena per il pasto, poi, come al solito, iniziò a mescolare il mazzo di carte che portava sempre con sé, tutti e tre giocammo fino alle prime ore del mattino.
Il giorno dopo, mi ritrovai a guardare la porta, aspettando che il colonnello Saxby arrivasse, da quando era arrivato ogni giorno alle tre prendeva lìascensore, in realtà non riuscivo a ricordare un giorno in cui non fosse stato puntuale. Pensai che c'era una prima volta per tutto, ma il colonnello Saxby quel giorno non si fece vedere e neanche quello successivo. 
“Hai visto il colonnello Saxby recentemente?” Chiesi a Joe.
“No, ma mi hanno detto che è molto malato”. Rispose il portiere.
Alla fine del mio turno quella sera, avevo appena iniziato a bloccare l'ascensore quando la campana suonò chiamata al quarto piano, pensai che doveva essere un visitatore che non sapeva che l'ascensore funzionava solo fino a mezzanotte.
Mentre l'orologio suonava mezzanotte, salii al quarto piano, quando aprii la porta dell'ascensore, rimasi molto sorpreso di vedere il colonnello Saxby, il suo mantello militare era drappeggiato sulle spalla, notai che la sua pelle era ancora più pallida del solito. L'uomo mi guardò male, ero davvero preoccupato per lui, mi chiedevo dove volesse avventurarsi a così tarda notte. 


“Sono contento di vedere che sta bene, signore”, dissi, ma il colonnello Saxby appena mi guardò con uno sguardo vuoto, poi salì nelll'ascensore, era la prima volta che gli davo un passaggio verso il basso.
Quando l'ascensore si fermò nella receptio, aprii la porta, il colonnello Saxby, che era rimasto perfettamente immobile durante il viaggio, partì senza dire una parola.
Joe aprì la porta e il colonnello si incamminò fuori nella neve.
Proprio in quel momento suonò il campanello, Joe aprì la porta, un signore con un sacco nero entrò, si capiva subito che si trattava di un medico.
“Quarto piano”, disse in fretta. 
“Mi dispiace, ma l'ascensore si ferma a mezzanotte”, spiegai.
“Questa è una questione di vita o di morte”, disse il dottore.
Feci come mi aveva chiesto, il dottore si precipitò nella stanza 210
"Oh, caro," sentii sospirare il medico. "Ho paura di essere arrivato troppo tardi. Il Colonnello Saxby è morto".


Il medico coprì il volto del colonnello con il lenzuolo. Il colonnello Saxby era appena morto.
“Non può essere”, dissi. “Ho portato il colonnello giù con l'ascensore pochi minuti fa, anche Joe lo ha visto, ha appena lasciato l'hotel”.
“Deve essere stato qualcun altro”, disse il medico.
Il gestore mi chiese di portare il corpo di Saxby giù con l'ascensore.
“Non posso farlo, signore, non posso prendere il colonnello di nuovo”. Dissi.
Sapevo che non poteva rimanere presso l'Empire Hotel più a lungo - non dopo quello che avevo visto. Posai le chiavi e partii quella stessa notte, Joe, il portiere, patì con me.

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