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Tu Thuce e il paradiso perduto


In tempi antichi, nella provincia di Thanh Houa, che allora si chiamava Hoan Chau, viveva un giovane di nome Tu Thuc. Tu Thuc era figlio di un mandarino e anch’egli studiava per diventare mandarino, benché non fosse molto attratto da quel lavoro.
La provincia di Thanh Houa era famosa perché in essa vi era una antica pagoda e, nel giardino, una meravigliosa pianta di peonie che nella stagione della fioritura attirava moltissimi visitatori.
Un giorno, in quel giardino, una fanciulla di eccezionale bellezza, volendo vedere più da vicino i bellissimi fiori di quella pianta e fiutarne l’inebriante profumo, traendo verso di sè un ramo lo ruppe. I bonzi responsabili della pagoda chiesero un risarcimento e, poiché la fanciulla non aveva con sè alcun denaro, volevano trattenerla.
Tu Thuc, che passava da quelle parti, vide il fatto e subito si tolse la veste di broccato e la donò ai bonzi come riparazione, liberando in tal modo la ragazza. Tutti i visitatori presenti apprezzarono il gesto e si complimentarono per la sua generosità.
La fanciulla ringraziò e poi improvvisamente sparì. Tu Tuch si rese allora conto di essersi trovato vicino a una Tien. Uno spirito celeste.
Passò del tempo e Tu Tuch non riusciva a dimenticare la bellezza della fanciulla. Si dimise dai suoi studi e dagli incarichi e si dedicò esclusivamente alla sua ricerca. La cercò ovunque, sulla terra, sui monti, sul mare. Scriveva per lei poesie bellissime che recitava ai fiori, ai monti ed alle onde.
Un giorno, mentre recitava i suoi versi in riva al mare, vide comparire incredibili nuvole variopinte che disegnavano in cielo un bellissimo fiore di loto. Si fece allora condurre sino al luogo dove il fiore pareva toccare le onde e lì gli apparve un’altissimo monte. Attraccò a quelle rive e risalì il monte. Improvvisamente i fianchi della montagna si aprirono e Tu Tuch si trovò entro una grotta grandiosa. Entrò e subito la grotta si rinchiuse alle sue spalle. Camminando nel buio, seguì un sentiero che conduceva verso una luce vivissima. Faticosamente risalì il monte e finalmente, giunto alla vetta, si ritrovò in un luogo incantato, bello come mai ne aveva visti. Un sole caldo splendeva nel cielo e l’aria era tiepida e profumata. Vide palazzi riccamente decorati, alberi e giardini fioriti.
Gli vennero incontro due giovani fanciulle vestite con abiti di seta azzurra che guardandolo dissero: “Eccolo finalmente, lo sposo è arrivato”, e lo condussero in un bellissimo palazzo. “La nostra signora ti invita ad entrare”, dissero.
L’incredulo Tu Tuch le seguì all’interno del palazzo rosa e violetto con pareti ricoperte di broccati e scale di marmo azzurro. Fu poi condotto al piano superiore che aveva pareti ricoperte di rubini e di giada e finalmente si trovò di fronte a una Tien, vestita di seta candida, assisa in una poltrona fatta con sette tipi diversi di pietre preziose. Fu invitato a sedere a sua volta.
Tu Tuch si guardava intorno meravigliato e intimorito e la Tien disse: “Non avere paura, certo non puoi conoscere questo luogo, ti trovi nella sesta delle trentasei grotte del monte Phu Lai, che nasce dalle onde e dalla pioggia e svanisce al soffiare dei venti; è raro che gli uomini possano scorgerlo, ma a te è stato concesso per la nobiltà della tua anima. Io sono la Tien del Monte Nam Nhaic, so che un giorno tu hai aiutato mia sorella Giang Huong offrendo il tuo abito di broccato per la sua liberazione e successivamente ho visto come l’hai amata e desiderata. Ho apprezzato il tuo gesto e mi ha commosso il tuo amore, così ora, per ripagare il debito di riconoscenza, do il mio permesso perché le vostre vite possano essere legate”.
Si fece allora avanti Giang Huong e Tu Thuc riconobbe la fanciulla che aveva visto sotto l’albero di peonia. Il suo cuore si sciolse per la gioia. Furono celebrate nozze meravigliose e tutti i Tien delle grotte parteciparono alla festa, cantarono e danzarono. Gli sposi ricevettero una casa bellissima con un giardino sempre fiorito e vissero molti giorni felici.
Passò un anno e Tu Thuc si accorse di avere nostalgia del suo villaggio. Gli mancavano gli amici, il gallo che cantava la mattina, il cielo notturno illuminato dalla luna. Un giorno disse a Giang Huong: “Quando sono venuto qui stavo facendo una passeggiata e sono partito senza salutare nessuno. Ormai è passato un anno, e sento un forte desiderio di tornare almeno per un poco, vorrei salutare la mia famiglia e gli amici e poi ritornerei per sempre da te”. Giang Huong rispose con le lacrime agli occhi: “Non posso forzare i tuoi sentimenti e non oso invocare l’amore per trattenerti. Considera tuttavia che i giorni dei mortali hanno lunghezza diversa, sono molto più corti, e ciò che da noi dura un’ora laggiù dura anni interi e io temo che quando sarai al villaggio non troverai nulla di ciò che avevi lasciato”. Tuttavia, visto che Tu Thuc non desisteva dal suo proposito, gli consegnò una lettera raccomandandogli di aprirla solo dopo il suo arrivo a casa.
Tu Thuc salì su un carro trainato da un cavallo bianco che in un attimo lo portò al villaggio. Vide subito che niente era come l’aveva lasciato. Il tempo là pareva essere trascorso velocemente, non c’erano né i suoi genitori né gli amici e persino il paesaggio pareva mutato.
Chiese allora a un vecchio del villaggio. “Ricordo”, rispose il vecchio, “che quand’ero ragazzo si raccontava di un giovane che aveva il tuo nome e che si perse tra le montagne, ma si tratta di una storia che ha almeno duecento anni”.
Tu Thuc volle allora riprendere il carro per tornare ma si avvide che era sparito. Allora aprì la lettera che gli aveva dato la moglie prima di partire e lesse queste righe:
“Le nubi intrecciano e sciolgono gli amori, l’unione di un tempo è finita”.
Come cercare sopra il mare le tracce immortali?
Lesse e rilesse quelle righe e comprese che non avrebbe più potuto tornare da Giang Huong. Disperato si vestì con gli abiti della penitenza e si inoltrò tra i monti.
Non fece più ritorno.
Alcuni sostengono che sia riuscito a risalire al regno dei Tien, altri che si sia perso tra le montagne.