Il saggio boscaiolo


Sui monti che circondano la vasta pianura di Hanoi attraversata dal Fiume Rosso, abitava un boscaiolo che era della famiglia del Re Dragone Lac Long.
Le vicissitudini della vita lo avevano fatto diventare povero e così viveva tagliando le piante del bosco per rivenderle ai contadini della valle.
Un giorno gli capitò di abbattere un grosso albero ma, giunta la sera, ormai stanco, pensò di tornare a casa rimandando all’indomani la conclusione del lavoro.
Passò la notte e all’indomani, tornato sul luogo, con sua meraviglia, vide che l’albero era ritornato in piedi, con le radici ancora ben piantate nella terra e i grandi rami che si protendevano verso il cielo.
Sorpreso, pensò dapprima di essersi sbagliato e di non ricordare correttamente e così riprese a lavorare con l’ascia tagliando l’albero alla base e finalmente lo vide cadere pesantemente al suolo.
Il sole era già al tramonto e il boscaiolo tornò a casa, dopo aver segnato per bene il luogo, e sicuro che il giorno dopo avrebbe potuto terminare il lavoro. Ma il giorno successivo, tornato sul posto, rivide ancora l’albero dritto e ben radicato nella terra.
Più volte, nei giorni successivi, il boscaiolo abbatté l’albero, ma ogni giorno, ritornando per finire il lavoro e farne pezzi da rivendere ai contadini, si accorgeva che questo era ritornato ritto e rigoglioso.
Decise allora di fermarsi durante la notte e cercare di scoprire il mistero. Abbatté l’albero e si nascose nella foresta rimanendo in attesa.
Come la luna salì alta nel cielo, ecco apparire una bellissima fanciulla la quale toccò l’albero e questo subito si sollevò recuperando la sua posizione.
Il boscaiolo allora corse fuori e si avvicinò alla fanciulla lamentandosi. “Cosa fai”, disse, “io lavoro duramente per dar da mangiare alla mia famiglia e tu invece distruggi il mio lavoro. Perché lo fai?”. 
La fanciulla lo guardò sorpresa. “Sono una Tien”, disse poi, “una divinità immortale che abita le sfere celesti, ma di notte vengo quaggiù e amo sostare sotto le fronde di quest’albero. È per questo che ogni volta ripristino il suo stato. "Io so chi sei", aggiunse, “so che sei povero e voglio aiutarti”. Staccò un rametto dall’albero e lo diede al boscaiolo. “Prendilo”, disse, “ti servirà a guarire uomini e animali dalle malattie. Ma tieni ben presente quello che ti dico: non dimenticarti mai di quando sei stato povero e sii caritatevole con gli uomini e con gli animali”. Detto questo sparì.
Il boscaiolo ritornò verso casa custodendo con cura il ramo ricevuto in dono.
Da quel momento, ogni volta che con esso toccava un malato, uomo o animale che fosse, questi guariva miracolosamente. La sua fama si sparse per tutto il paese ed ovunque ci fosse un malato o un sofferente, lui correva a salvarlo, senza mai richiedere nulla più di quanto gli poteva servire per il suo sostentamento.

Un giorno vide lungo il fiume un serpente che era stato schiacciato dalle zampe dei bufali. Il serpente era veramente mal messo e certamente sarebbe morto se il boscaiolo non lo avesse toccato con il ramo miracoloso. Il serpente subito tornò in vita e corse rapidamente verso il fiume buttandosi nella corrente.
Passò qualche tempo e un giorno davanti al boscaiolo si presentò un giovane di grande bellezza. “Io sono il figlio del Re Dragone”, disse, “devi sapere che ero io quel serpente che hai salvato da sicura morte, Accetta, ti prego, questi doni, che ti offro come ricompensa”.
Il boscaiolo rifiutò i doni ed accettò invece di seguire il giovane nei palazzi del Re.
Il Re e tutta la sua corte riservarono al boscaiolo un’accoglienza grandiosa e gli offrirono altri doni che lui ancora rifiutò. “Bene”, disse il Re, “accetta almeno questo antico libro in nostro ricordo”. E così il boscaiolo se ne tornò a casa con quel dono misterioso.
Una volta a casa, il boscaiolo cercò di leggere il libro ma si avvide che era scritto in caratteri strani e incomprensibili e tuttavia, a furia di insistere, riuscì alla fine a decifrarlo, scoprendo in tal modo che il libro conteneva le formule che gli avrebbero consentito di esaudire ogni desiderio. La sua scienza divenne quindi ancora più grande e ovunque andasse la esercitava con grande beneficio di tutti.
Poi risalito il Fiume Rosso e inoltratosi tra le valli di quei monti, si costruì un grande palazzo e prese il nome di Son Tien, o Genio della Montagna.
Il Genio della Montagna di tanto in tanto scendeva a valle per esercitare quelle particolari facoltà apprese dalla lettura del libro misterioso.
Un giorno gli capitò di notare una fanciulla di straordinaria bellezza e se ne innamorò. Saputo che si trattava di My Nuong, figlia di re Hung, andò subito a chiederla in moglie. Il re lo accolse amichevolmente ma gli disse che il Genio dell’Acqua si era appena presentato a palazzo con la stessa richiesta e che quindi avrebbe valutato le proposte scegliendo la migliore.
Sia il Genio dell’Acqua che il Genio della Montagna, presentarono le loro offerte ma erano entrambe talmente ricche di beni preziosi che il re Hung non sapeva decidersi. Chiamò allora i due innamorati e disse loro: “Siete entrambi tanto perfetti, ed egualmente ricche sono le vostre offerte, che non mi è possibile scegliere tra voi, per cui ho deciso che farò io una richiesta ed è questa: darò mia figlia a chi di voi per primo mi porterà cento vassoi di riso glutinoso, cento pani di riso, un elefante con nove zanne, un gallo con nove creste e un cavallo con nove peli rossi”.
I due innamorati partirono. Uno risalì i monti, attraversò boschi, scavalcò creste rocciose e l’altro percorse le valli, le foreste e i fiumi sino al mare. Ma il primo ad avere tutto quanto era stato richiesto fu il Genio della Montagna che riuscì a giungere al palazzo con i doni. Il re allora, come aveva promesso, gli concesse la mano della figlia. Furono celebrate nozze sfarzose e i giovani andarono ad abitare in un bellissimo palazzo tra i monti.
Giunse poi anche il Genio dell’Acqua. Anche lui, dopo tanto girovagare, aveva trovato i doni richiesti ma, quando seppe che la fanciulla già era sposata al Genio dei Monti, fu preso da una collera terribile. Scatenò un tifone tanto tremendo che scosse il cielo e la terra, il vento distrusse alberi e case, le acque invasero le terre, i fiumi strariparono coprendo di acque limacciose i campi di riso e i villaggi.
Il re chiamò allora in suo aiuto il Genio della Montagna. Questi spostò monti e colline, costruì dighe e terrapieni, e finalmente l’assalto fu respinto.
Quella volta il Genio dell’Acqua fu costretto a fermare la sua violenza ma il suo rancore perdura e pare non possa aver fine. Ogni anno, nel settimo o nell’ottavo mese dell’anno, il Genio dell’Acqua viene infatti assalito dalla nostalgia di My Nuong e allora torna all’attacco della montagna e della pianura scatenando vento e pioggia e gonfiando i fiumi, finché il Genio della Montagna, riorganizzate le sue truppe e con l’aiuto degli abitanti dei villaggi, non riprende il sopravvento. 

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